domenica, 23 novembre 2008, 17:28
Occasione persa
[20 gennaio]

Siamo quasi tutti qui, come succede spesso e come succede spesso nessuno ha realmente qualcosa da fare. Jane sta ascoltando la musica con gli auricolari nelle orecchie, Mel sta leggendo una rivista seduta sul divano, Pete c’è ma è nella sua camera che come al solito dorme e io sto fumando una sigaretta affacciato alla finestra del salotto. Visto che sono un ospite e qui nessuno fuma, mi sembra il minimo farlo stando alla finestra. Dimenticavo, c’è anche Amber. E’ andata in cucina a prendersi da bere, è scesa da noi perché in casa McDowell c’era troppo casino e a lei stava iniziando a venire mal di testa. Non che qui ce ne sia meno, ma comunque…
“Quello non è tuo fratello?” dico vedendo Alex che entra in macchina. Ha parcheggiato proprio davanti al cancello, che è esattamente qui sotto, quindi mi è abbastanza facile riconoscerlo. La mia era più una domanda retorica che altro.
“Mio fratello? Quale?” mi chiede mentre si avvicina a me e si sistema alla mia destra. “Sì è Alex…che cavolo fa in giro a quest’ora?” dice guardando l’orologio che segna quasi mezzanotte.
“Forse potresti chiederlo alla sorella di Amanda…” replico divertito, vedendo che anche Eve è scesa ed è entrata, guarda caso, nella macchina di Alex.
“Lo sapevo che quei due erano loschi…” dice quasi in un sussurro, assottigliando gli occhi. “Vieni con me!” esclama poi e senza aggiungere altro, mi afferra per un braccio trascinandomi verso la porta. Esile, ma decisamente forte.
Gli altri non fanno una piega, Jane non ha sentito assolutamente niente e Mel probabilmente fa finta di niente come al solito.
Intanto Amber è riuscita a trascinarmi fuori dall’appartamento, ha chiamato l’ascensore, ma siccome ci mette troppo tempo ad arrivare mi trascina nuovamente con lei giù per le scale, ignorando ogni mia domanda del tipo “Dove stiamo andando?”, “Sei pazza?” o “Dove cavolo la prendi tutta questa forza?”.
Appena usciamo mi rendo conto che non abbiamo preso nemmeno la giacca. Fa un freddo cane, considerando che è piena notte e siamo in pieno gennaio a New York, mica ai Caraibi!
“Che cazzo di fre…” cerco di dire ma Amber mi interrompe, portando l’indice davanti alla bocca mi intima di stare zitto.
Usciamo in strada, intanto tiro un’ultima boccata dalla sigaretta, poi la butto a terra e la schiaccio col piede mentre seguo Amber, che finalmente ha lasciato il mio braccio, verso la sua macchina.
“Ok, ora puoi parlare…” dice non appena abbiamo richiuso entrambe le portiere dietro di noi.
“Cosa stiamo facendo?” le chiedo, visto che quella è l’unica cosa da chiedere, mentre ci allacciamo le cinture di sicurezza.
“Stiamo per inseguire Alex ed Eve…”
Certo, è ovvio.
Dopo qualche minuto che la macchina di Alex è partita, Amber mette in moto e parte dietro di lui, mantenendo comunque una certa distanza. E’ un po’inquietante il fatto che questa ragazza sappia come fare un inseguimento…
“Se ti chiedessi ‘perché?’ sarebbe una domanda stupida?”
“Un po’ sì, ma te l’abbuono perché sei nuovo del palazzo…” sorride, mentre sterza a sinistra, esattamente come poco fa ha fatto suo fratello. “Da settimane io e Mandy siamo convinte che quei due abbiano una tresca e questa ne è la prova lampante, non credi?”
“Come no…avete mai pensato di farvi i fatti vostri?”
“Sono fatti nostri…Alex è mio fratello ed Eve è la sorella di Mandy…abbiamo il diritto di essere informate…”
“Certo…” dico senza badarci troppo, accomodandomi meglio sul sedile. In realtà non è che mi interessi poi molto perché io sia qui, o cosa stiamo facendo di preciso. Non mi sembra una cosa fondamentale quando di fianco a me c’è una delle modelle più famose e più belle di tutta New York. Con una minigonna nera che lascia ben poco all’immaginazione. E un maglioncino a collo alto che mette in evidenza ogni sua curva. E della scarpe con dei tacchi talmente alti che mi chiedo come cavolo faccia a guidare. O a non cadere.
“Senti” riprendo dopo qualche minuto di silenzio in cui mi ero un attimo perso a guardarla mentre guida “ma tu quando a casa tua ti annoi stai sempre vestita così?”
“No, di solito in biancheria, o al massimo shorts e top…”
Io vorrei tanto sapere se lo fa apposta. Quell’aria ingenua mentre dice ad un ragazzo che praticamente nemmeno conosce che lei, con il suo corpo dannatamente perfetto, solitamente in casa sua va in giro mezza nuda. No dico. Ma si rende conto di quello che ciò che ha appena finito dire può scatenare nella mente di un ragazzo? Certo che se ne rende conto…vorrei solo capire a che gioco sta giocando…
“Guarda la prossima volta puoi anche scendere così, sai? Io e Pete mica ci formalizziamo…”.
Buttiamola sul ridere, che se no qui stasera finisce male.
“Me nemmeno io, sai? Voglio dire, chiunque ormai conosce il mio corpo a memoria, non ci faccio più nemmeno caso...pensa che quando mi hanno presentato Pete è rimasto a bocca aperta per tipo cinque minuti!” esclama ridendo, mentre gira nella via prima rispetto a quella in cui ha girato Alex. Penso sia un metodo per depistarlo…
“Pete è sempre il solito scemo…”.
Certo, non che io sia da meno...la prima volta che l’ho vista l’ho praticamente spogliata con gli occhi…ma a quanto pare a lei non dispiace poi tanto.
“Se fosse diverso, non sarebbe Pete!”
“Ma perché non ti sei portata Mel?” continuo, mentre cerco con la mano il pacchetto di sigarette nella tasca dei jeans.
“Ma dove?”
“Qui”
“Perché era impegnata…” mi risponde, mentre accosta e spegne la macchina, in una strada praticamente deserta e buia. Alex ha svoltato poco più avanti a destra e poi credo si sia fermato. Sinceramente non ne ho idea.
“Stava guardando delle foto di vestiti su un giornale…” replico mentre finalmente ho trovato le sigarette “Posso?”
“Fai pure…” dice Amber, tirando giù di qualche centimetro il mio finestrino. “Comunque quello fa parte del nostro lavoro…quindi Mel era impegnata…”
“Se lo dici tu…”
Accendo la sigaretta, poi appoggio il pacchetto e l’accendino sul cruscotto e apro con la sinistra il vano del portacenere. E mentre riporto la sigaretta alle labbra, Amber accavalla le gambe. Adesso io vorrei sapere, dopo il bel discorsetto che mi ha fatto l’altra sera, se Pete fosse al mio posto cosa farebbe? Sposto lo sguardo dalle gambe di Amber, ma sono certo che lei se ne sia accorta. Non è così ingenua come sembra…
“Comunque non sei contento? Abbiamo un po’di tempo per conoscerci meglio…”
“Non c’è niente di interessante da sapere sul mio conto.” Replico secco, scrollando la cenere della sigaretta nel posacenere.
“Questo lo decido io…”
“Se permetti, conosco la mia vita meglio di te, e ti assicuro che non c’è niente di interessante…”
“Vedremo…”
Intanto ho finito la sigaretta, la spengo nel portacenere poi faccio fare mezzo giro alla chiave nel cruscotto per poter chiudere il finestrino, per poi riportarla nella posizione iniziale.
Intanto Amber si sporge verso di me, o forse sarebbe più corretto dire sopra di me, perché sta cercando qualcosa nel vano portaoggetti della mia portiera.
“Fai pure…” le dico sarcastico, mentre lei si volta a guardarmi.
“Scusa, cercavo questo…”
Mi mostra un cd mentre cerca di rialzarsi, ma nel farlo appoggia la mano sul mio sedile, alla mia destra, e rimane per qualche secondo ferma lì, davanti a me, a pochi centimetri di distanza dal mio naso. Dalla mia bocca. Talmente vicino che posso sentire il suo respiro sul collo.
Mi guarda negli occhi. Io deglutisco e inspiro profondamente. Lo so che è sbagliato, per una cazzo di volta Pete ha ragione. Però lei provoca, è tutta la sera che lo fa, è da quando la conosco che lo fa. Lei non è ingenua, non lo è per niente. Sono quasi certo che del cd non gliene fregasse proprio niente.
E io? Quando mai ho fatto la cosa giusta?
Ci vuole meno di un secondo perché le nostre labbra siano le une sulle altre. Non c’è niente di romantico in tutto questo, a dirla tutta è anche abbastanza squallido, fermi in una macchina sul ciglio di una strada buia. E’ pura attrazione fisica, dal primo giorno.
Che si fotta Pete e la sua moralità da quattro soldi. Fosse un santo poi, lui…
Ovviamente Amber non si tira indietro, sapevo che non l’avrebbe fatto. Al contrario, lascia cadere il cd a terra e in un attimo è sopra di me, non ho idea di come abbia fatto a scavalcare la leva del cambio in così poco tempo e senza farsi male…probabilmente l’avrà già fatto tipo un miliardo di volte…
E’ a cavalcioni su di me, accarezzo le sue gambe fino ad arrivare sotto la gonna, mentre lei slaccia i bottoni della mia camicia con una velocità sorprendente e prende a baciarmi il petto e poi torna a baciarmi sulle labbra. E penso che sia inutile dire che le mie mani sono ora sotto la sua maglia, mentre ha slacciato la mia cintura e sta per fare lo stesso con i pantaloni.
Sta per…perché sul più bello, proprio sul più bello, il mio telefono vibra nella tasca dei jeans.
Amber se ne accorge e si mette a ridere scuotendo la testa, mi bacia un’ultima volta all’angolo della bocca e si sposta leggermente indietro per permettermi di recuperare il telefono.
Chiunque sia, si pentirà di aver chiamato proprio adesso.
Rispondo senza nemmeno guardare lo schermo. “Che c’è?” dico mentre Amber torna al suo posto e con la coda dell’occhio la vedo spostare lo specchietto retrovisore verso di lei e sistemarsi i capelli con le mani.
“Ma dove sei finito?” mi chiede Pete dall’altra parte del telefono.
Lo sapevo che era lui, lo sapevo! Stanotte lo uccido nel sonno, è deciso.
“Ma tu non stavi dormendo?” chiedo e Amber sorride, ha capito che sto parlando con Pete.
“Mi sono svegliato e non ti ho trovato, tutte le altre dormono…non sapevo che dovessi uscire…”
“Infatti non dovevo…va be’, comunque tra un po’arrivo…” replico quando Amber, sistemato lo specchietto retrovisore, mette in moto.
Pete sta ancora parlando quando gli riattacco il telefono in faccia, non ho idea di quello che sta blaterando, qualcosa che ha a che fare con la sua gamba e col fatto che si è rotto le palle di stare in casa, credo.
“Com’era? Se fosse diverso, non sarebbe Pete, giusto?” chiedo rivolto ad Amber che annuisce col capo, mentre riallaccio cintura e camicia.
“Comunque stasera avrei dovuto uscire con il mio ragazzo…mi ha dato buca all’ultimo…ecco il perché dell’abbigliamento…”
Non so cosa dire. Potrei dire che lui è uno stronzo per averla lasciata sola all’ultimo momento, o che la stronza è lei per avermi usato come rimpiazzo.
Alla fine me ne sto zitto, tanto la verità è che non me ne frega niente…lei voleva divertirsi, io volevo divertirmi, quindi siamo pari.
Arriviamo sotto casa, scendo dalla macchina non appena ci fermiamo, quando è ancora in moto, e mi incammino sul vialetto verso il portone. Dietro di me sento il rumore dei tacchi di Amber. Senza voltarmi, alzo una mano per salutarla mentre entro nell’atrio, chiamo l’ascensore che incredibilmente arriva in un secondo e quando entro mi volto, Amber sta aprendo il portone e anche lei mi saluta con un cenno del capo.
Entro in casa, accendo la luce e mi richiudo al porta alle spalle.
Ho solo due pensieri in testa: il primo è che devo uccidere quell’idiota di Pete, il secondo è che devo fumare assolutamente una sigaretta.
Infilo la mano in tasca e il pacchetto delle sigarette non c’è. Deve esserci per forza, ho fumato prima in macchina di Amber…
Sono un idiota, ho lasciato le sigarette nella macchina di Amber. E adesso?
Vado in quella che è temporaneamente la mia camera, vedo la luce accesa sotto la porta. Entro e Pete sta rompendo le scatole a Jack per farlo svegliare così che possa giocare con lui, ma Jack a quanto pare non ne vuole sapere.
“Ciao” dico senza troppo entusiasmo.
“Ehi! Dov’eri finito?” mi chiede Pete, che invece di entusiasmo ne ha fin troppo.
“Fuori…” mi tolgo le scarpe e ho quasi la tentazione di tirarne una in testa a Pete, ma poi ci ripenso.
“Qualcosa non va?”
“No…no, figurati…” cerco nella tasca della giacca che non ho preso per uscire un pacchetto di sigarette che dovrebbe essere lì perché l’ho comprato oggi “…però ti odio…stasera ti odio, sappilo…”.
“Che cavolo ho fatto adesso? È praticamente tutto il giorno che non ci vediamo!” esclama sorpreso il ragazzo, che ovviamente non può capire perché ce l’ho tanto con lui stasera. Non può e non deve capirlo. Se viene a saperlo, quello che poi in realtà non è successo che ma che sarebbe potuto succedere, romperà le palle da qui all’eternità.
Lo conosco, lui si può fare tutte quelle che vuole e anche io a dirla tutta, basta che non siano sue amiche. Non ho mai capito perché. Cioè, capisco che per lui siano amiche e mi sta bene, ma io cosa c’entro?
“Niente…non hai fatto niente…” prendo una sigaretta dal pacchetto e la metto in bocca, l’accendo e mi sposto alla finestra. Pete si lamenta per il freddo che entra, ma sinceramente me ne frego. Considerando la sua stupida ed inutile telefonata di poco fa…
“Non mi piace che tu mi odi…” si lamenta Pete mettendo il broncio, cosa che mi fa sempre sorridere.
“Ti odio solo stasera…”
“Ma perché?”
Sbuffo. Adesso gli tiro dietro qualcosa.
“Perché mi stavo per fare una di quelle ragazze che te le sogni, praticamente perfetta…non so se mi spiego…ma la tua cavolo di telefonata ha interrotto tutto…”
“Ops” dice soltanto “mi spiace…”
“Ormai…”
“Ma la conosco?”
Dimentico sempre quanto sia curioso e pettegolo Pete. Più curioso della sua stupida scimmia. Inspiro il fumo della sigaretta, per poi buttarlo fuori dalla finestra.
“No, non la conosci…”
“E dove l’hai conosciuta?”
Se fa un’altra domanda, gli spengo la sigaretta sulla fronte, giuro che lo faccio.
“In giro…”
“In giro mi sembra un po’generico, ma comunque…capisco che stasera tu non ne voglia parlare, quindi la pianto…”.
Non ci posso credere, per una volta Pete ha capito davvero che la deve smettere di fare domande? Questo è un evento da segnare in rosso sul calendario.
Rimaniamo un attimo in silenzio, poi mi ricordo delle sigarette e del fatto che forse dovrei avvisare Amber. Non che a me interessi particolarmente, ma non voglio creare casini. Non voglio essere la causa della rottura tra lei e il suo ragazzo perfetto, anche perché per quel che mi riguarda posso anche rimanere insieme per tutta la vita e mettere su una bella famigliola felice e contenta.
“Senti non è che mi daresti il numero di Amber?” chiedo a Pete chiudendo la finestra.
“Col cavolo…”
Lo sapevo. Non so nemmeno perché gliel’ho chiesto…
“Guarda che se volessi portarmela a letto mi basterebbe salire qualche piano di scale, non ho bisogno del numero di telefono…” gli faccio notare.
“A cosa ti serve?”
Che cavolo è, un interrogatorio? Ci penso un attimo, cercando una scusa plausibile, ma tanto Pete non ci crederà a prescindere, lo so.
“Mi aveva chiesto di avvisarla quando sarebbe arrivato un cd in negozio…”
“E perché non te l’ha lasciato lei il numero?” mi chiede sospettoso.
“Che ne so…non ci avrà pensato…”
“No, non te lo do il numero di Amber, tu non me la conti giusta…non voglio essere complice della vostra tresca…non voglio andare all’inferno per colpa vostra!”
Eccolo che inizia a delirare…
“Va bene, fa niente, fermati…non iniziare a dire cose senza senso! Farò in un altro modo…comunque ti informo che probabilmente all’inferno ci finirai ugualmente, considerando tutte quelle che ti sei portato a letto prima del matrimonio…” gli faccio notare.
“Dici?”
“Sì…dico…e adesso vado a farmi una doccia…”
“Non andrò all’inferno! Sono buono, io…” lo sento che dice mentre chiudo la porta.
“Sì che ci andrai…e ci andrai anche per non avermi aiutato!” esclamo ridendo, mentre vado verso il bagno.
Johnny
giovedì, 03 aprile 2008, 22:00
Welcome to our life
[10 gennaio]

Oggi non so perché sono più stanco del solito e l’unica cosa che ho voglia di fare, dopo il lavoro, è sdraiarmi sul divano e guardare la tv.
Quindi arrivo a casa, prendo la posta dalla cassetta e salgo le scale che portano alla mansarda in cui abito.
Pubblicità, bolletta da pagare, di nuovo pubblicità…tutta robaccia.
Una volta dentro mi chiudo la porta alle spalle, tolgo le scarpe e la giacca, prendo una birra nel frigo e mi lascio cadere sul divano, distendo i piedi sul tavolino e accendo la tv.
Poi noto che tra la posta che ho lasciato sul tavolino c’è una busta alla quale prima non avevo fatto caso, bianca con scritto il mio nome e come mittente il signor Meyers, ovvero il padrone di casa.
Lo stronzo vorrà di sicuro aumentarmi l’affitto.
Invece, leggo e rileggo la lettera almeno un centinaio di volte perché proprio non ci voglio credere.
Non mi sta aumentando l’affitto, l’infame mi sta cacciando di casa! La lettera dice che mi lascia tre mesi per andarmene e non ho idea del perché. L’affitto l’ho sempre pagato, spesso prima della scadenza, non faccio casino, non più del normale almeno.
Per cui prendo il telefono e provo a chiamare il signor Meyers, ma ha il cellulare spento. Quindi mi rimetto le scarpe e la giacca, spengo la tv ed esco di nuovo di casa.
Ho capito che il mio riposo post-lavoro può andare a farsi benedire.
Dopo circa dieci minuti sono davanti alla porta dell’appartamento del signor Meyers, che abita a qualche isolato da dove abito io.
Suono il campanello e nessuno mi risponde.
Suono una seconda volta ed è di nuovo silenzio.
Alla terza inizio ad incazzarmi, visto che so perfettamente che è in casa perché ho visto la sua macchina qui fuori.
“Signor Meyers sono Johnny, so perfettamente che è in casa, ho visto la sua macchina fuori!” esclamo suonando di nuovo il campanello e finalmente sento la serratura scattare.
Il signor Meyers è un signore di mezza età, un idiota totale. Ha un ristorante in fondo alla strada che farebbe bene a chiudere, considerando i debiti che accumula ormai da anni per tenerlo aperto. Ed è per pagare quei debiti che probabilmente continua ad aumentarmi l’affitto di anno in anno, per non dire di mese in mese.
“Johnny…come stai?” mi chiede, sfoderando il più falso dei sorrisi.
“Come uno che non ha più una casa.” Statuisco, tirando fuori la lettera che mi ha spedito e sventolandogliela davanti al naso.
“Johnny non devi prendertela…” cerca di spiegarsi, ma lo interrompo.
“Ah no? Lei dice? Be’ sì, in effetti non dev’essere poi così male vivere sotto un ponte…”
“Devi cercare di capirmi ragazzo, mi servono liquidi e l’unico modo è vendere quella casa…”
“E non poteva dirmelo? Invece di scrivermelo? Sono suo inquilino da anni, un ottimo inquilino a dire la verità…quella casa è meglio adesso di quando me l’ha data, nessuno si è mai lamentato di me nel palazzo e ho sempre pagato l’affitto prima della scadenza…me lo doveva, non crede?” concludo, lasciando il tempo al signor Meyers di ribattere.
“Te l’ho detto, mi servono soldi…”
“Ma non me ne frega niente dei suoi soldi, e non me ne frega nemmeno niente del fatto che mi sta sbattendo fuori di casa, il suo non è l’unico appartamento di tutta New York, sa? Il problema è il modo in cui me lo sta dicendo…ma lasciamo perdere….”
Scuoto la testa, tiro un sospiro e poi riprendo.
“Sa cosa le dico? Entro domani sera sarò fuori di casa” e così dicendo, senza nemmeno lasciargli l’opportunità per controbattere, mi volto e inizio a scendere le scale.
***
Sì certo, entro domani sera sarò fuori di casa. E dove vado?
Rientrato a casa ho ripreso posto sul divano e sarà da circa un’ora che guardo il soffitto, nella speranza di trovare una risposta.
Sento il telefono che vibra contro la superficie del tavolino, allungo una mano per prenderlo e senza nemmeno guardare chi è, rispondo.
“Pronto?”
“Johnny! Tutto bene?” è Pete che parla dall’altra parte.
“Sì…come no...tu?”
“Bene! Allora stasera ci sei per quella festa? Passo da te alle dieci…”
Mi passo una mano sugli occhi, inspirando profondamente. Non è proprio la serata giusta per una festa…
“No, per questa volta passo…”
“Cosa? Non puoi non venire! Non fare l’infame, tu dovevi distrarre Michael mentre io ci provo con sua sorella, era questo il piano!”
“No davvero…stasera non mi va…”
“Ma sei sicuro che vada tutto bene?” mi chiede Pete, con tono serio. “Se salti una festa come quella deve esserci per forza qualcosa che non va…”
“In realtà, tecnicamente parlando…sono nella merda, Pete…” inizio a spiegare “…quello stronzo di Meyers mi ha sbattuto fuori di casa…”
“Cosa?? E perché?” mi chiede, incredulo.
“Perché è un idiota, ecco perché…per farla breve, diciamo che devo essere fuori di qui entro domani e che non ho idea di dove andare…”
“Ma sei scemo? Vieni da me, è ovvio…” mi risponde Pete senza pensarci due volte.
“Davvero?” chiedo mettendomi a sedere.
“Ma certo! Tanto nella mia camera c’è un letto in più, non c’è problema…”
“E con Jane e l’altra…Mel…come la metti?”
“Ci parlo io con loro, tranquillo…adesso non ci sono, ma appena tornano ci parlo…” mi rassicura.
“Grazie Pete, davvero…”
“Figurati! Anzi, stasera vengo ad aiutarti ad impacchettare tutte le tue cose, mi sono divertito un casino quando ho traslocato io…” risponde entusiasta “Sai, imballare tutto…è una figata…con la carta che scoppietta…ne ho avanzata un casino, te la porto!”
“Ti diverti con poco…” commento, ma non riesco a non mettermi a ridere. “E poi non dovevi andare alla festa?”
“Sì, ma in realtà mi sono quasi rotto una gamba ieri, con lo skate…e poi scusa, tu non vieni a distrarre Michael, sarebbe inutile andare…dai, allora ci vediamo più tardi!” conclude.
“Ok, grazie di nuovo! A dopo!”
Rimetto il telefono sul tavolino e mi alzo, vado in cucina e prendo un’altra birra dal frigo. Ne ho una cassa piena ed è il caso di metterle in fresco, se stasera viene Pete…
***
Il trasloco è stato un macello, Pete ha fatto più casino che altro con la gamba fasciata, però ci siamo divertiti. Le cose ingombranti, tipo le tele, il cavalletto tutto il resto le ho portate nel magazzino del negozio in cui lavoro, Matt è stato un grande e mi ha permesso di portare un bel po’ di roba lì, finché non trovo una sistemazione definitiva.
E ora sono da Pete. In piedi nell’ingresso, per la precisione, e Pete si è appena richiuso la porta alle spalle.
E Jane e Melanie, sedute sul divano, stanno guardando alternativamente prima me, poi il borsone con dentro i miei vestiti da circa cinque minuti, con uno sguardo che definire perplesso è dire poco.
“Sei un idiota” dico senza nemmeno voltarmi verso Pete, tanto so perfettamente cosa sta facendo. Il cretino sta ridendo, sono sicuro al cento percento.
“Ok, mi sono dimenticato!” esclama poi facendo qualche passo avanti aiutandosi con le stampelle verso le ragazze, cercando di nascondere il sorriso.
“Esattamente
cosa ti sei dimenticato?” chiede minacciosamente la bionda. Sono sicuro che questa volta lo farà fuori. E io potrei pensare di aiutarla…
“Di dirvi che Johnny ha avuto un problema con il suo padrone di casa e quindi starà qui per qualche tempo…”
“No ragazze, se è un problema vado da qualche altra parte, davvero” lo interrompo, prima che possa dire qualcuna delle sue cazzate e fare davvero in modo che Mel lo uccida. “Questo cretino mi aveva assicurato che ve l’avrebbe detto, ma siccome è per l’appunto un cretino…non c’è problema davvero, vado da qualche altra parte, non voglio creare problemi…”.
“Ehi io non sono un cretino!” esclama il ragazzo contrariato, sedendosi con le altre sul divano. A giudicare dalla smorfia di dolore, credo che la gamba gli faccia un gran male e il trasloco e tutto il resto non l’hanno certo aiutato.
“Certo, come no!” lo riprende Mel, dandogli anche uno schiaffo sulla nuca. “Mi sembra proprio di ricordare che il dottore ti aveva detto di aiutare il tuo amico a fare un trasloco, vero?”
“L’ha detto quando non c’eri…” le fa eco Pete, annuendo serio col capo.
“Sei veramente un idiota…credo di non aver mai conosciuto una persona più idiota di te…”
Intanto Jane si alza, scuotendo la testa e mi fa segno di seguirla.
“Sono sempre così?” chiedo una volta arrivati in camera di Pete.
“Sì, direi di sì…cioè in realtà da qualche giorno sono peggiorati, da quando Pete si è portato quella a casa l’altra sera che ha fatto un casino micidiale…a dire il vero io non ho sentito niente, però Mel si è svegliata e hanno litigato…poi lui si è rotto la gamba…cioè non è proprio rotta, è una distorsione o una roba del genere…comunque l’ha chiamata dall’ospedale per farsi andare a prendere, Pete ha detto che voleva chiamare te, ma non hai la macchina e poi voleva chiamare me, ma non ho il telefono…quando me l’ha raccontato mi ha anche detto che sei un idiota, perché non è possibile che a vent’anni suonati non hai ancora la patente.” Intanto Jane sta sgombrando il lettino che c’è in camera di Pete e che Pete usa praticamente come armadio, visto che tre quarti del suo guardaroba sono lì sopra. “Ma secondo me non c’è niente di male a non avere la patente, sai? Comunque ha detto che anche io sono un idiota perché non ho il cellulare, ma io non me ne faccio niente del cellulare, perché tanto quando mi serve uso quello di Pete…Ecco, questo è il tuo letto!” conclude soddisfatta, buttando a terra l’ultimo paio di pantaloni di Pete, insieme a tutto il resto.
Io per tutto il tempo sono rimasto appoggiato allo stipite della porta con una spalla, ho ascoltato credo un quarto di quello che ha detto Jane, per il resto del tempo mi sono chiesto come si faccia a parlare così tanto e cosa cavolo c’è nell’armadio di Pete, se tutta la sua roba ora si trova sparsa per il pavimento.
“Grazie…” dico soltanto. Appoggio la mia borsa sul letto e Jane mi prende per un braccio, trascinandomi dietro di sé.
“Va be’, la camera di Pete la conosci già, ti faccio vedere il resto della casa…non che sia poi tanto grande…allora, questo è il bagno” dice aprendo la porta accanto “in teoria è quello di Pete perché io è Mel ne abbiamo un altro, ma in pratica questo è il bagno di tutti ed è sempre occupato, infatti Pete si incazza sempre perché dice che fa sempre tardi per colpa nostra alla mattina…ma io gli dico sempre di smetterla, che tanto lui è in ritardo sempre e comunque, anche se dormisse in bagno sarebbe comunque in ritardo. Dici che è comodo dormire nella vasca?”
“Sai, in realtà una volta Pete l’ha fatto…ad una festa…era ubriaco e non so per quale motivo la mattina dopo il padrone di casa l’ha trovato addormentato nella vasca…”
“Davvero? Allora devo chiedere a lui…” commenta tra sé e sé, per poi indicarmi la porta in fondo al corridoio. “Lì c’è un ripostiglio…scope, spazzoloni e robe del genere, niente di interessante…questa invece è la mia camera” dice aprendo un’altra porta ed entrando. “Entra, entra…vedi, qui c’è l’altro bagno, però è piccolo, per questo usiamo l’altro…e poi c’è il balcone…Pete è invidioso perché noi abbiamo il balcone e lui no…”.
Non mi lascia nemmeno il tempo di replicare qualcosa, una cosa qualunque, che siamo già davanti all’altra stanza.
“Questa invece è la camera di Mel, ma non entrarci mai, nemmeno se sei in pericolo di vita perché ti ucciderebbe lei stessa se ci provassi…comunque è più o meno come la mia...”
“Non preoccuparti, ci tengo abbastanza alla mia vita…” replico approfittando di un momento di pausa di Jane.
“Comunque a me fa piacere che sei qui e sono certa che anche Mel non ha niente in contrario…certo, lei non è il tipo che ti fa le feste quando entri in casa, però non ha niente in contrario, ne sono sicura. Poi prima hai detto a Pete che è un idiota, quindi ai suoi occhi hai guadagnato cento punti come minimo. Comunque per me puoi stare quanto tempo vuoi, senza problemi.”
“Grazie….” Rispondo un po’imbarazzato, non lo nascondo, portandomi la mano alla nuca. Sono abituato a vivere da solo, avere tanta gente intorno mi dà un po’fastidio, però Jane sta facendo di tutto per non farmi pesare la cosa e lo apprezzo davvero.
“E di cosa? Ah Pete una volta mi ha detto che dipingi! E’ vero? Anche io dipingo, sai? Sì, lo sai di sicuro, Pete te l’avrà detto…anche mio papà dipingeva, era bravissimo…ora ha smesso…un giorno mi fai vedere qualcosa di tuo?”
Nessuno ha mai visto niente dipinto da me, a parte Pete e Matt. Non credo di essere particolarmente bravo, a dire il vero.
“Se…se proprio ci tieni…quando trovo un posto decente dove vivere e sistemo tutto…” rispondo titubante, mentre ritorniamo in salotto, dove Mel e Pete continuano a discutere.
“Senti, io ti rompo anche l’altra gamba, hai capito?” lo minaccia la ragazza, puntandogli contro il dito.
“Ma non l’ho rotta…è una distorsione…” la corregge Pete.
“E vorrà dire che te le rompo entrambe! Non devi andartene in giro come se niente fosse, cosa ti costa stare due settimane tranquillo, si può sapere?”
“Ma mi annoio…” si lamenta lui, mentre lei, sfinita, scuote la testa.
“Sei un idiota” conclude. “Comunque benvenuto” dice poi rivolta a me, prima di sparire oltre la porta del corridoio.
“Jane mi ha fatto vedere la casa” dico sedendomi accanto a Pete, mentre Jane è andata in cucina a prendere da bere.
“Ma se sei venuto qui trecento volte…”
“Sì, ma Jane si era calata bene nella parte dell’agente immobiliare, mi dispiaceva farle notare che tutto quello che stava dicendo era inutile perché sapevo già tutto…”
“Senti” dice poi Pete, alzandosi con l’aiuto delle stampelle “vado a sdraiarmi sul letto, così Mel è contenta e la smette di urlarmi dietro…tu fai come se fossi a casa tua, anche perché adesso
è casa tua…”
“Ok, tra un po’vengo di là a sistemare le mie cose!”
“Puoi anche spargere tutto sul pavimento, tanto c’è solo casino in quella stanza, non so come ci si possa vivere” statuisce secca Mel, rientrando in salotto per prendere la borsetta che ha dimenticato sul tavolo.
“Dove cavolo stai andando, adesso, si può sapere?” chiede poi rivolta a Pete.
“In camera, sul letto…sdraiato…niente sforzi…”
“Sempre se lo trovi il letto, in quel casino…” interviene Jane che esce dalla cucina con una birra per ognuno.
“Appunto…” le fa eco Mel.
“Be’, se vuoi puoi venire a farmi compagnia…” celia Pete rivolto a Mel, che lo guarda disgustato.
“Sparisci, prima che ti ci faccia rimanere per sempre su quel letto!” esclama lei, provocando una risata mia e di Jane e un borbottio non meglio definito di Pete.
Johnny